Sesto giorno: vas bien, EquiWatt!

lavoroSfatando tutti i luoghi comuni sullo scarso efficientismo caraibico, dopo 9 ore di riunione ininterrotte, abbiamo terminato con i nostri partner (Ministero dell’Agricoltura, Instituto de Investigaciones Porcinas e Proyecto Isla Verde) la progettazione preliminare dei primi 5 impianti biogas che il governo intende realizzare nell’isola.

Che dire… speriamo che tutto prosegua con lo stesso entusiasmo ed energia che ci ha sostenuto in questi giorni. Domani finalmente ci regaleremo un po’ di meritato riposo, così che nessuno ci potrà prendere in giro al nostro ritorno (Ma come, sei stato a Cuba e non ti sei fatto neanche un bagno?).

– Voy bien, Cuba?

– Vas bien, EquiWatt!

Terzo giorno, un montón de mierda

granjasFinalmente la missione è entrata nel vivo ed oggi siamo stati a stretto contatto con la principale materia prima per fare biogas: una montagna di deiezioni animali!

Nello specifico abbiamo visitato i tre allevamenti suini statali di Palmira, nella provincia di Cienfuegos. La situazione è presto descritta: nonostante un preciso corpo normativo e una crescente sensibilità ambientale nell’isola, il trattamento dei reflui degli allevamenti – per quanto abbiamo potuto vedere – è praticamente assente.

La buona notizia è che i nostri interlocutori del Ministero dell’Agricoltura sono fortemente interessati a porre rimedio, individuando nel biogas la tecnologia che può aiutare a soddisfare la duplice necessità di riduzione dell’impatto ambientale in ambito agricolo e il raggiungimento dell’autonomia energetica per l’isola.

Ovviamente è troppo presto per tirare qualsiasi conclusione. A presto, dunque, per nuovi aggiornamenti!

La nostra prima missione a Cuba

islaDa anni collaboriamo con Proyecto Isla Verde, uniti dall’obiettivo reciproco di proporre al Governo Cubano la realizzazione di micro-digestori anaerobici pensati per le aziende agricole dell’isola.

Finalmente il nostro lavoro sta per concretizzarsi e domani partiremo per verificare in loco la fattibilità tecnica della proposta.

Compatibilmente con la connettività e con il poco tempo a nostra disposizione, cercheremo di raccontarvi sul nostro blog quello che succederà durante questa settimana a Cuba. Passateci a trovare, il prossimo post sarà da La Habana!

 

 

 

Commenti sulla Deroga alla Direttiva Nitrati

Dal punto di vista del pesci.

I nitrati sono dei composti formati da azoto e ossigeno.

Sono emessi dagli escrementi degli animali.

Quando questi vengono sparsi nei campi i nitrati filtrano in profondità, penetrano le falde acquifere e da queste finiscono nei corsi d’acqua.

Una volta giunti in mare, trattandosi di composti fertilizzanti, provocano una esplosione nella crescita delle alghe; quando queste muoiono si assiste ad una forte diminuzione dell’ossigeno disciolto causata dalla forte attività dei batteri che compiono i processi di putrefazione e fermentazione. Allora tutti gli altri organismi consumatori di ossigeno muoiono (i poveri pesci). Poi muoiono i batteri aerobici (che consumano ossigeno) e subentrano batteri anaerobici nei processi fermentativi: questi sviluppano sostanze tossiche a seguito del loro metabolismo e rendono l’ambiente acquatico in cui avviene il processo torbido, maleodorante ed inadatto ad ospitare qualsiasi forma di vita.

Il problema dell’eutrofizzazione è stato riconosciuto più di venti anni fa dalla Unione Europea che ha cercato di porre limite a questo fenomeno emanando la Direttiva Comunitaria 91/676/CEE (Direttiva Nitrati) nel 1991. Questa imponeva un limite alla quantità di azoto che era possibile spandere nel terreno: non più di 170 kg/ha nelle zone cosiddette vulnerabili.

L’Italia, sempre sensibile alla tutela del proprio territorio, l’ha recepita in fretta, solo 8 anni dopo (D.Lgs. 152 dell 11 maggio 1999).

Inoltre la solita Italia, con la solita sensibilità e lungimiranza, ha sempre fatto molto poco per far sì che questa legge venisse rispettata, cosicchè i principali inquinatori, anziché rispettarla e anzi, trasformare una difficoltà in opportunità (e noi di EquiWatt sapremmo bene come fare) hanno pensato di disinteressarsene.

Certo si correva il rischio di prendere qualche multa. Per fortuna ci ha pensato il ministro Romano: se fino a ieri il limite di azoto era 170 kg/ha, da oggi è passato a 250 kg/ha.

Sostiene il ministro di aver raggiunto “un risultato molto importante per la nostra zootecnia”; anzi, non si fermerà qui visto che “ci siamo mossi per avviare […] una rigorosa analisi scientifica […] propedeutica ad una auspicata revisione delle aree vulnerabili, la cui delimitazione oggi risulta particolarmente penalizzante per il comparto zootecnico”.

Bene. Ha racimolato il voto di qualcuno che negli ultimi 12 anni ha raggirato la legge. E poi, avrà pensato, c’è chi può andare al mare alle Maldive, agli altri spiegheremo che l’Italia che produce, che l’Italia del fare, non se ne faceva poi tanto dei poveri pesci che la abitavano.

Mah.

Io mi sento un povero pesce in un paese inadatto alla vita.

E mi sento asfissiato dalle mucillagini di questo modo di pensare che bada sempre a non cambiare lo status quo, che non vede mai una opportunità nel rispetto per l’ambiente e per gli altri in senso più ampio.

E questo modo di pensare è alimentato e fatto crescere a dismisura da questi provvedimenti e da questo modo di governare, cosi come le alghe vengono alimentate dai nitrati. E infine, a cosa vorremo paragonare chi queste leggi emette?

P.S.: Noi, una mezza idea di come fare a trasformare questo problema in opportunità ce l’avremmo. È da un anno che ricerchiamo finanziamenti per portare avanti le sperimentazioni. Vi terremo aggiornati.