Un saluto dal nostro Garage!

Al minuto 19:16 dell’intervista al premier Monti ospite nella trasmissione Matrix del 1 Febbraio 2012* il nostro premier parla di noi:

…abbiamo creato la possibilità per i giovani di costituire la cosiddetta società semplificata a responsbilità limitata, purché non abbiano superato i 35 anni, che non ha bisogno, per essere costituita, nè di notaio nè di capitale minimo, esente da diritti di bollo, ecc…
e non è che magari siano moltissimi i billgates fra i giovani italiani ma qualcuno ci dev’essere, perchè non siamo più stupidi che nella silicon valley…
però nessuno in Italia poteva per ora nel proprio garage partire in modo audace, coraggioso con un’iniziativa imprenditoriale… questa cosa lo agevolerà.

Oh Mario, non è detto che chi parte da un garage per sviluppare una propria idea abbia come modello Bill Gates (tant’è che il tuo video neanche riusciamo a visualizzarlo dalle nostre macchine Linux).

Dal buio del nostro ufficio “ipogeo”, non crediamo siano sufficienti questi interventi ad incentivare il lavoro giovanile: l’ostacolo più grande per la riuscita di una qualsiasi “impresa” che operi in un settore innovativo (l’unica cosa che qualcuno della nostra generazione senza futuro può pensare di fare, visto che per il resto s’è magnata tutto la generazione dei nostri genitori) è l’accesso al credito.

Ci sentiamo quindi in dovere di far presente al premier che solo garantendo a interessi e garanzie accettabili prestiti per innovazione reale, si potrà incentivare realmente l’occupazione giovanile e la creazione di imprese innovative e realmente indipendenti dai soliti attori nel panorama economico italiano.

Per inciso, l’ultimo bando che in teoria si prefiggerebbe questo obiettivo ha come requisito per la partecipazione un bilancio di 3 anni di almeno 80.000 €/anno… conoscete qualche giovane impresa con questi requisiti?


* non riportiamo nessun link poiché per riprodurre questo contenuto multimediale viene richiesto un software proprietario, come del resto in tutti i portali delle principali TV italiane.

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Quanto rende un impianto fotovoltaico?

Attenzione: questo articolo si riferisce al vecchio sistema incentivante “Quarto Conto Energia”, non più in vigore dal 12 Luglio 2012. Per informazioni aggiornate fate riferimento a questo post.

Questa è la domanda ricorrente che ci viene posta ogni volta che qualcuno scopre qual’è il nostro lavoro o di che cosa ci occupiamo. Nessun dubbio sull’effettiva sostenibilità ambientale del fotovoltaico o sulle molteplici criticità legate all’installazione di grossi impianti a terra (ai quali, ci piace ricordarlo, noi siamo fortemente contrari)… quanto rende, si vuol sapere. In quest’articolo proviamo a dare una risposta un attimo più elaborata del classico dipende con il quale liquidiamo questo tipo di discorsi.

Ogni impianto ed ogni utenza hanno caratteristiche differenti ed è difficile generalizzare. Per fornire qualche dato in questo articolo verrà presa come esempio un’utenza domestica del centro Italia che disponga di un’adeguata copertura esposta alla radiazione solare (tetto a falda, piano, etc…).

Un impianto fotovoltaico da 3 kW di picco installato a Roma può ambire a produrre almeno 4’000 kWh all’anno: questa energia rappresenta grosso modo il fabbisogno di una famiglia di 4 persone, la cui spesa annua per la bolletta elettrica si attesta mediamente, ai prezzi attuali, a circa 800 € all’anno.

Pur essendo l’energia prodotta dall’impianto e il fabbisogno dell’utenza sostanzialmente uguali, essi non sono contemporanei (si pensi, ad esempio, ai consumi notturni per l’illuminazione degli ambienti): a seconda dello stile di vita e delle abitudini dell’utenza solo il 50 – 80% dell’energia prodotta viene autoconsumata, il resto viene immesso nella rete elettrica e da essa prelevata all’evenienza.

Siamo ora in grado di rispondere alla domanda “Quanto rende un impianto fotovoltaico?”.

I benefici imputabili all’installazione di un impianto di questo tipo sono molteplici:

Grazie al decreto Quarto Conto Energia, il Gestore dei Servizi Energetici (GSE) corrisponde 0,274 € (se si installa l’impianto entro giugno 2012, altrimenti 0,252 € se lo si installa entro dicembre 2012) per ogni chilowattora prodotto. Nel nostro caso l’incentivo si traduce in un importo di circa 1’100 € all’anno, pagato bimestralmente in base all’effettiva produzione dell’impianto letta sul contatore “conto energia” e assicurato per vent’anni.

Non è finita qui! Nel nostro esempio l’utenza è in grado di autoprodurre metà del proprio fabbisogno elettrico, riducendo la spesa in bolletta a circa 400 € all’anno.

Non solo… grazie al contratto di scambio sul posto con il GSE, tutta l’energia prodotta dall’impianto che non è stata consumata istantaneamente e che quindi è stata immessa in rete (letta attraverso il contatore “scambio sul posto”), verrà pagata a prezzi di consumo. Questo comporta quindi un rimborso integrale della bolletta che è stata pagata durante l’anno a Enel o al distributore di zona (cioè le rimanenti 400 € all’anno).

Riassumendo, l’aver optato per il fotovoltaico dà diritto nel nostro caso ad un incentivo annuo di 1’100 € più l’annullamento delle spese sostenute per l’acquisto di energia elettrica, per un ricavo complessivo di 1’900 € all’anno, circa 38’000 € per i primi vent’anni di funzionamento dell’impianto.

Con i prezzi del servizio “chiavi in mano” offerto da EquiWatt e la certezza dell’ottenimento dell’incentivo statale e del contratto di scambio sul posto, è garantito un tempo di ritorno di 5 – 6 anni sull’investimento sostenuto per l’installazione di un campo fotovoltaico di piccola taglia. Se sei interessato a valutare la redditività di un impianto sul tuo tetto puoi contattarci attraverso i soliti canali e richiedere un sopralluogo.

Rende, rende… avevate qualche dubbio in merito? Abbiamo iniziato col più semplice dei post, speriamo di trovare a breve il tempo per scriverne uno sullo scempio dovuto ai grandi impianti fotovoltaici installati a terra. Ci si sente!

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Vendesi Scartoffie (prezzo modico)

Dal primo Luglio 2009, l’attestato di certificazione energetica (ACE) è obbligatorio per tutti gli edifici che vengono venduti o ceduti in affitto.

L’obiettivo della normativa è rendere l’acquirente o il locatario di un immobile cosciente delle “prestazioni energetiche” del proprio edificio, nel tentativo di creare una coscienza critica grazie alla quale la scelta di un immobile dovrebbe essere influenzata anche da considerazioni legate ai reali consumi imputabili al riscaldamento, al raffrescamento o alla produzione di acqua calda sanitaria.

Così come si predilige un frigorifero di classe A per i suoi ridotti consumi energetici, sarebbe quindi opportuno valutare l’acquisto di edifici la cui classe energetica, attestata dall’ACE, sia la più alta possibile.

Un altro aspetto interessante, in linea con l’obiettivo precedente, è l’obbligatorietà per il certificatore di suggerire nella redazione dell’attestato una serie di interventi per la riduzione dei consumi energetici (miglioramento della coibentazione dell’edificio, installazione di collettori solari, etc.), in forma di analisi costi-benefici.

Per usare una terminologia medica: diagnosi e prescrizioni energetiche realizzate da un tecnico competente, nella speranza di ridurre i consumi e incentivare investimenti nell’abito del risparmio energetico… quello che da tempo come EquiWatt cerchiamo di portare avanti.

Fin qui tutto bene… Ma come è stata recepita nella prassi questa norma?

Salvo qualche regione che ha legiferato in materia, praticamente tutti gli iscritti agli albi di Ingegneri e Architetti, insieme a geometri abilitati, possono redigere, senza comprovate competenze, un Attestato di Certificazione Energetica.

La domanda consistente (immaginate quanti appartamenti al giorno vengono venduti o ceduti in affitto solo nel comune di Roma…) e la possibilità di facili guadagni in tempi di crisi generalizzata ha innescato la classica guerra fra poveri.

Risultato?

Incredibili offerte al ribasso, fiorire improvviso di portali web settoriali, associazioni di lobby… fino all’inverosimile: da qualche mese è possibile acquistare su groupon un ACE per il proprio appartamento a sole 35€.

Noi conosciamo bene quali sono le pratiche minime per redigere seriamente un ACE, l’importanza di effettuare un sopralluogo dettagliato, la cura con la quale presentare le raccomandazioni per gli interventi di risparmio energetico e la loro analisi costi-benefici. Chi si offre a quel prezzo deve necessariamente tagliare qualcosa, penalizzare la rispondenza dell’analisi alla realtà, compilando l’attestato senza muoversi dalla propria scrivania ma basandosi sui pochi dati richiesti al cliente.

Le reazioni in rete sono state molto deboli e orientate più a preservare i privilegi del lavoro dell’ingegnere (leggasi alte tariffe professionali) che a difendere lo spirito originario della normativa sul risparmio energetico.

Se continuiamo così la certificazione energetica, ahinoi, diventerà l’ennesima scartoffia da compilare nell’atto dell’acquisto di un appartamento. Scartoffia, almeno questo, venduta a prezzo decisamente modico.

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Commenti sulla Deroga alla Direttiva Nitrati

Dal punto di vista del pesci.

I nitrati sono dei composti formati da azoto e ossigeno.

Sono emessi dagli escrementi degli animali.

Quando questi vengono sparsi nei campi i nitrati filtrano in profondità, penetrano le falde acquifere e da queste finiscono nei corsi d’acqua.

Una volta giunti in mare, trattandosi di composti fertilizzanti, provocano una esplosione nella crescita delle alghe; quando queste muoiono si assiste ad una forte diminuzione dell’ossigeno disciolto causata dalla forte attività dei batteri che compiono i processi di putrefazione e fermentazione. Allora tutti gli altri organismi consumatori di ossigeno muoiono (i poveri pesci). Poi muoiono i batteri aerobici (che consumano ossigeno) e subentrano batteri anaerobici nei processi fermentativi: questi sviluppano sostanze tossiche a seguito del loro metabolismo e rendono l’ambiente acquatico in cui avviene il processo torbido, maleodorante ed inadatto ad ospitare qualsiasi forma di vita.

Il problema dell’eutrofizzazione è stato riconosciuto più di venti anni fa dalla Unione Europea che ha cercato di porre limite a questo fenomeno emanando la Direttiva Comunitaria 91/676/CEE (Direttiva Nitrati) nel 1991. Questa imponeva un limite alla quantità di azoto che era possibile spandere nel terreno: non più di 170 kg/ha nelle zone cosiddette vulnerabili.

L’Italia, sempre sensibile alla tutela del proprio territorio, l’ha recepita in fretta, solo 8 anni dopo (D.Lgs. 152 dell 11 maggio 1999).

Inoltre la solita Italia, con la solita sensibilità e lungimiranza, ha sempre fatto molto poco per far sì che questa legge venisse rispettata, cosicchè i principali inquinatori, anziché rispettarla e anzi, trasformare una difficoltà in opportunità (e noi di EquiWatt sapremmo bene come fare) hanno pensato di disinteressarsene.

Certo si correva il rischio di prendere qualche multa. Per fortuna ci ha pensato il ministro Romano: se fino a ieri il limite di azoto era 170 kg/ha, da oggi è passato a 250 kg/ha.

Sostiene il ministro di aver raggiunto “un risultato molto importante per la nostra zootecnia”; anzi, non si fermerà qui visto che “ci siamo mossi per avviare […] una rigorosa analisi scientifica […] propedeutica ad una auspicata revisione delle aree vulnerabili, la cui delimitazione oggi risulta particolarmente penalizzante per il comparto zootecnico”.

Bene. Ha racimolato il voto di qualcuno che negli ultimi 12 anni ha raggirato la legge. E poi, avrà pensato, c’è chi può andare al mare alle Maldive, agli altri spiegheremo che l’Italia che produce, che l’Italia del fare, non se ne faceva poi tanto dei poveri pesci che la abitavano.

Mah.

Io mi sento un povero pesce in un paese inadatto alla vita.

E mi sento asfissiato dalle mucillagini di questo modo di pensare che bada sempre a non cambiare lo status quo, che non vede mai una opportunità nel rispetto per l’ambiente e per gli altri in senso più ampio.

E questo modo di pensare è alimentato e fatto crescere a dismisura da questi provvedimenti e da questo modo di governare, cosi come le alghe vengono alimentate dai nitrati. E infine, a cosa vorremo paragonare chi queste leggi emette?

P.S.: Noi, una mezza idea di come fare a trasformare questo problema in opportunità ce l’avremmo. È da un anno che ricerchiamo finanziamenti per portare avanti le sperimentazioni. Vi terremo aggiornati.

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Creare un precedente…

Secondo la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici per le Provincie di Siena e Grosseto, l’installazione di una mini-turbina eolica (alta un metro e mezzo) in una ventosa località marittima dell’Argentario non potrà mai ricevere il nulla osta perché creerebbe un precedente inaccettabile.

Quello che si dice incentivare le rinnovabili!

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Impianto riscaldamento combinato solare termico + termocamino

Abbiamo realizzato il nostro primo impianto combinato per la produzione di acqua calda sanitaria e riscaldamento ambienti presso una villetta mono-familiare di due piani a L’Aquila (AQ).
Il 75% dell’energia richiesta dalle utenze verrà fornita tramite termocamino a legna e collettori solari sotto vuoto, con una distribuzione del calore agli ambienti mediante pavimento radiante.
L’impianto è dotato comunque di una caldaia a condensazione ad alta efficienza, consentendo al cliente un notevole risparmio in bolletta.
Gran parte degli interventi in oggetto sono da considerare come attività legate al risparmio energetico e alla razionalizzazione dei consumi e sono incentivate per il 55% della spesa sostenuta, come riduzione del reddito IRPEF in 10 anni (per maggiori informazioni visita la pagina dedicata sul nostro sito ufficiale)
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Il nostro primo post!

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